Visualizzazione post con etichetta tasse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tasse. Mostra tutti i post

giovedì 4 ottobre 2007

Italiani sempre più Poveri

Un milione e 900 mila: tante sono le famiglie che rischiano la povertà. A dirlo è l'Istat, che ha presentato i dati sulla povertà relativa in Italia nel 2006. Si tratta dell'8,1% dei nuclei familiari. Nel suo rapporto, l'Istituto di statistica calcola poi che un milione e mezzo di famiglie (il 6,3%) si trova appena sotto questa soglia. Tradotto in percentuale vuol dire che il 15% dei nuclei è in una condizione di incertezza economica.

Secondo l'Istat sono povere quelle famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a 970,34 euro.

Dal TgFin

Dopo questa notizia, e quella apparsa sempre ieri sul quotidiano dove il Ministro all'Economia ammetteva il tremendo "buco" economico in cui l'Italia si trova, ci chiediamo come non faranno ad aumentare ancora le Tasse.

Forse la prossima manovrà sarà:
- Diminuiamo una Tassa per farvi contenti
- Ne mettiamo un altra senza dirvelo
- Vi strangoliamo economicamente sulle spese aziendali e personali
- L'Agenzia delle Entrate avrà disposizioni di picchiare sempre più duro.


Speriamo sia fantascienza......

Nel frattempo i politici si sono ridotti lo stipendio da 15.000 euro netti al mese a 13.500 euro netti al mese, ma proprio perche vogliono bene agli italiani.
Non è chiaro se si siano introdotti nuovi rimborsi spese però ....

Il Ministro dell'Ambiente vi concederà di rottamare la Vostra lavastoviglie, sempre che abbiate ancora i soldi per sporcare i piatti e comprarvene una nuova

domenica 23 settembre 2007

Manovra necessita di manovra

Benchè sia corretto combattere l'evasione, crediamo sia utile proporre alternative agli italiani e non pensare a strangolarli senza offrirne.
Le misure severe vanno applicate a chi evade, se evadere è un errore del cittadino.
Oggi l'Italia è il paese più tassato in Europa, quindi senza una defiscalizzazione il cittadino proverà sempre a "far da se".
Il proibizionismo americano avrebbe dovuto insegnare qualcosa, invece ...

Non potendo aumentare le Tasse, iniziano gli strangolamenti

Tra il primo gennaio e il 31 agosto il Fisco ha incassato da 345 evasori cartella esattoriali con importi superiori a 500mila euro. Tra di loro anche dodici "paperoni", che hanno ricevuto contestazioni milionarie e hanno saldato multe superiori a 5 milioni di euro. Tra le regioni è la Lombardia quella con il maggior numero di maxi evasori incastrati e che hanno versato importi superiori al mezzo milione di euro.

La classifica regionale degli evasori che hanno pagato cifre equivalenti al vecchio miliardo di lire sono stati 103. In seconda posizione figura il Lazio, con 50 evasori, seguita dalla Campania (42) che supera Emilia Romagna (34), Toscana (27) e Piemonte (18).

In cinque regioni italiane - Alto Adige, Basilicata, Marche, Molise e Valle d' Aosta - nessun contribuente ha pagato una somma superiore ai 500 mila euro.

Le nuove norme sulla riscossione consentono di raggiungere un importante obiettivo. Le cartelle inviate ai ''paperoni'' della svista fiscale hanno ovviamente dato buoni frutti. Dal primo gennaio al 31 agosto sono stati incassati 479,6 milioni di euro. I pagamenti di questi 345 contribuenti ad alto reddito valgono da soli il 10% della riscossione di tutte le altre cartelle esattoriali spedite dal fisco e dall'Inps.

Ad incassare di più è l'Agenzia delle Entrate (314 milioni), seguita dall'Inps (99,2 milioni), dall'Inail (5 milioni) e dalle dogane (4,2 milioni). Solo nella metà dei casi, però, la cartella esattoriale è pronta cassa, cioé il contribuente paga entro i primi 60 giorni, magari dopo aver avviato un confronto con l'Agenzia che ha staccato la cartella.

In questo modo sono stati incassati 241,1 milioni rispetto ai 479,6 milioni totali. Il 39,4% degli incassi (in pratica 189.2 milioni) arriva invece solo dopo l'avvio di procedure per la riscossione coatta, che variano dalle ''ganasce fiscali'' (per il fermo amministrativo del veicolo) al pignoramento dei beni. Una quota del 10,29% (49,4 milioni) è infine incassata con versamenti rateali.

dal TGFin

lunedì 17 settembre 2007

Le Tasse degli Italiani ? Di sicuro non scendono !

Il Premier Prodi a Porta a Porta parla della prossima manovra fiscale del Governo, indicando che non vi saranno niente sconti per gli italiani se non la promessa che "non li soffocheremo". E' intenzione del governo, in un futuro, di ridurre la pressione, ma per ora l'Irpef non cala assolutamente.
Quindi nessun sogno.
L'Italia rimane e rimarrà uno dei paesi con più pressione fiscale in Europa.

martedì 28 agosto 2007

Prodi arruola la Chiesa come nuovi Esattori

Singolarissimo articolo pubblicato su Panorama del 18/08 u.s. dove si raccontava la bellissima trafila compiuta dal ns Presidente del Consiglio sulla lettera inviata a Papa Benedetto XVI, contenente numerose e velate lamentele sul mancato appoggio della Chiesa al Governo.
Sembrerebbe, da come afferma Panorama, che il buon Prodi veli minacce sull'annullare l'accordo stipulato con la Chiesa per l'esenzione del pagamento dell'ICI (400 milioni di euro annui).
L'odierno Papa, uomo più di chiesa che di finanza si spaventa e promette un enciclica contro chi non paga le tasse, chi sfrutta i paradisi fiscali, le società estere e le banche off-shore.
Per fortuna, all'interno della Chiesa qualche Cardinale davvero competente che non teme minacce locali ad un ente universale esiste e, dopo aver ricordato al Papa che loro stessi sono proprietari di una Banca Off-Shore (lo I.O.R.) decide di esentare il Pontefice da queste piccole scaramucce e prende le redini per comunicare che benchè sia importante pagare le Tasse, queste devono essere "inique" e non "sproporzionate".
In ultimo il buon Andreotti stesso bacchetta il governo, facendo presente che la Chiesa non teme nessuna pressione politica.
La nostra considerazione rimane sempre la stessa.
Lo Stato deve essere governato da veri amministratori, da chi il pane sa sudarselo tutti i giorni con le proprie risorse.
Peccato per Prodi, sognava l'Arcangelo Gabriele che con la sua spada infuocata imponeva la coda all'ufficio riscossioni ....

lunedì 27 agosto 2007

Produttività Paese. Che fare..

L'Europa si muove, studia nuove imprenditorialità, applica la prima regola del marketing dove si cita "dai al cliente ciò che il cliente vuole".
Questa è la necessaria operosità richiesta per vivere e sopravvivere nel mercato globale del 2007.
La Francia, dopo aver valutato il continuo andirivieni, nella zona di Cape d'Agde, di coppie e single dediti al nudismo e alla trasgressione e analizzato l'enorme introito turistico, ha deciso con comuni e popolazione residente, di adibire apposite spiagge alla pratica nudista-tresgressiva.
Il Regno Unito, visto l'intensificarsi del gioco d'azzardo on-line, ha deciso di sgravare con tasse minime i Casinò on-Line per averli residenti sul territorio di sua maestà.
Numeri ? Una sola società di Gaming, tipo 888, porterà al governo britannico tasse per 3.000.000 di sterline all'anno.
Naturalmente questi discorsi non si possono applicare nel nostro Bel Paese, dove dopo la cacciata e le minacce al popolo dei naturisti di Varigotti, i vari comuni hanno già fatto sapere che con l'autunno vi saranno nuove tasse. Un Esempio ?
Torino aumenterà l'IRPEF, altrimenti sarà costretta a chiudere Asili.
Palermo aumenterà del 75% la Tassa Rifiuti.
Che fare...
Forse Francia e Regno Unito non sono da imitare, noi italiani con la nostra pressione fiscale del 58% possiamo permettercelo e preferiamo pagare più tasse che crescere imprenditorialmente.

sabato 18 agosto 2007

Intervistato l'Avv.Massimo Giuliano sul caso "Valentino Rossi"

IL QUOTIDIANO “IL GOLFO” NELL’EDIZIONE DEL 16 AGOSTO INTERVISTA L’AVVOCATO MASSIMO GIULIANO SUL MAXI ACCERTAMENTO FISCALE A VALENTINO ROSSI.


Il 3 agosto scorso l’agenzia delle Entrate di Pesaro ha notificato al sette volte campione del mondo di motociclismo, Valentino Rossi, un avviso di accertamento per richiedere tra imposte, interessi e sanzioni 112 milioni di euro, non avendo dichiarato al fisco italiano 60 milioni di compensi percepiti fra il 2000 e il 2004, in quanto resident but not domiciled (residente ma non domiciliato) a Londra. Stessa sorte è toccata ad un altro campione del motociclismo, Loris Capirossi, che avrebbe omesso di dichiarare 1,3 milioni di euro di compensi percepiti nel 2002, in quanto residente a Montecarlo ma domiciliato di fatto in Italia.

E il caso del solito “furbetto del quartierino” o il tentativo del Fisco italiano di accaparrarsi, sempre e comunque, ottimi “clienti”?
Lo chiediamo all’avvocato Massimo Giuliano, giornalista ed esperto di diritto societario e tributario, ischitano di nascita e attualmente in vacanza nella sua terra nativa, da anni trasferito nella capitale, o meglio, domiciliato fiscalmente per scelta, come lo stesso ci suggerisce.

Premetto che, non conoscendo le prove raccolte dagli accertatori in base alle quali hanno affermato l’imponibilità in Italia dei proventi realizzati da Valentino Rossi, non posso evidentemente prendere una precisa posizione sulla vicenda, ma posso fare, invece, qualche considerazione di carattere generale.
Nell’ambito del diritto societario comunitario la Corte di Giustizia ha elaborato dei principi che hanno integrato il diritto nazionale dei Paesi membri, contribuendo ad accelerare il processo di armonizzazione dei diritti societari europei. La Corte ha infatti riconosciuto il diritto delle società e delle persone fisiche a sfruttare la legislazione commerciale ritenuta più favorevole, senza che ciò possa essere considerato una frode o un abuso del diritto.

Avvocato dunque il campione di motociclismo, così come altri suoi “colleghi”, ha agito nel pieno rispetto della legge? Come dire “furbastro o tartassato”?

Concordo con il prof. Oscar Giannino che, proprio in merito a questa vicenda, ha elogiato la concorrenza fiscale tra gli ordinamenti, legittimando il sacrosanto diritto di ciascun cittadino di eleggere il domicilio fiscale nei Paesi che hanno basse aliquote fiscali e risultano essere meno burocratizzate.
C’è da dire che l’evasione e l’elusione sono vietate. È invece legale e ragionevole cercare di ridurre l’obbligazione tributario, attraverso una corretta pianificazione fiscale, così come è consentito esercitare attività d’impresa con società costituite all’estero, anziché in Italia.
Il fatto che il Fisco abbia ritenuto Valentino Rossi ivi domicilio fiscalmente pur avendo trasferito la residenza nella città londinese, al fine di rendere imponibili i redditi da lui ovunque prodotti, non consente per ciò solo al bel Paese di disconoscere la scelta di aver preferito un diverso Stato nel quale localizzare i redditi da tassare, perché semplicemente più conveniente.
Ma come ci possiamo meravigliare che un imprenditore italiano preferisca, ad esempio, l’Inghilterra, o qualche paese esotico, per costituire e localizzare la sua impresa quando in due giorni e con poche centinaia di euro, a fronte delle settimane di adempimenti e dei circa 5 mila euro necessari in Italia, può costituire un società a responsabilità limitata (LTD in Inghilterra, SRL in Italia - ndr)?
La Comunità Europea, fin dalla sua nascita, si è prefissata l’obiettivo di creare un mercato comune, preoccupandosi di garantire a tal fine cinque libertà: di movimento, di circolazione di merci, di servizi, di capitali e di stabilimento. Principi questi ripetutamente affermati e ribaditi dalla Corte di Giustizia, ma che invece gli Stati membri stentano ad adeguarsi.
A parte ciò mi meraviglia lo stupore degli italiani. Non sarà forse la reazione alla nostra attitudine, pur essendo capaci, di non guardare al di là del nostro giardino? Orticello che qualche tempo fa poteva considerarsi l’Italia, ma ora deve necessariamente ritenersi l’Europa.
Riferendoci alla vicenda di Valentino Rossi, il Regno Unito, per combattere i comportamenti di evasione e/o elusione, nella Finanziaria 2007 ha abbassato la corporate tax, l’imposta sulle società, al 22% per profitti fino a circa € 200.000 e al 28 % per profitti superiori. Al contrario in nostro legislatore ha alzato le aliquote, aumentato i controlli e inasprito gli accertamenti.

Ma esiste sempre una riserva di sovranità dello Stato in materia tributaria…

La Corte di Giustizia ha più volte bacchettato gli Stati membri, imponendo ai giudici nazionali di disapplicare quelle norme tributarie che in qualche modo limitino o discriminino i soggetti appartenenti ad altri Stati europei.
È stato infatti affermato che una riduzione delle entrate fiscali non giustifichi affatto restrizioni alle libertà fondamentali, ma suole essere il prezzo che gli Stati devono scontare a favore della creazione di un Mercato unico europeo.
In ambito Comunitario la Corte di Giustizia con le proprie decisioni sta spronando gli Stati a raggiungere la tanto agognata armonizzazione fiscale. La Corte ha infatti recentemente ribadito che il criterio del credito di imposta ordinario applicato per le imposte pagate all’estero viola la libera circolazione dei capitali, dal momento che lo stato di residenza del contribuente dovrebbe concedere la detrazione totale delle imposte assolte all’estero, cosa che invece non accade.
Per rispettare i principi di libertà stabiliti dal Trattato della CE il sistema da preferire dovrebbe essere quello dell’esenzione, dove lo Stato della residenza dell’investitore si “disinteressa” del prelievo nello Stato in cui si produce il reddito e il contribuente riceve nello Stato della fonte lo stesso trattamento di un soggetto ivi residente.
E chiaro però che con tale sistema i contribuenti saranno indotti a collocare gli investimenti nelle giurisdizioni che concedono il trattamento fiscale più favorevole.
Ritengo che lo Stato italiano dopo aver incentivato il rimpatrio dei capitali avrebbe dovuto provvedere a trattenerli riducendo le aliquote pur combattendo l’evasione.


Avvocato Giuliano cosa consiglia a chi vuole avviare un’ attività economica?

Di guardare all’Europa valutando i costi e i benefici di una delocalizzazione delle attività.
Proprio per rendere un servizio globale e rispondere alle numerose richieste dei clienti ho stabilito una sede nella City di Londra siglando una partnership con una primaria società di diritto inglese, la New Italian Services. In questo modo siamo in grado di fornire una consulenza fiscale, societarie e aziendale integrata consentendoci di costituire società di diritto britannico o localizzate in paesi off shore, curandone tutti gli aspetti gestionali, e di gestire attività di esportazione e importazione di prodotti e servizi tra l’Italia e i Paesi comunitari.

Quindi tutti via dall’Italia?

Purtroppo la miopia del nostro legislatore è tanto più acuta quanto sciocca. Basti guardare al recente sorgere e altrettanto immediato tramontare del trust, uno strumento di importazione anglossassone, solo da qualche anno riconosciuto ad ogni effetto dai nostri giudici, che permette di vincolare, proteggere il patrimonio del disponente per soddisfare determinati interessi e scopi, sottraendolo agli attacchi dei propri creditori. Ebbene con l’introduzione della imposta sulle successioni e donazioni e con l’inasprimento fiscale sancito dalla finanziaria 2007 e dalla recente interpretazione fornita dall’agenzia delle Entrate comporterà un abbandono dell’istituto, con l’ovvia conseguenza di dirottare altrove i capitali anziché localizzarli in Italia.
Non essendo uno strumento elusivo dell’imposta ma solo di protezione del patrimonio che bisogno c’era di inasprire il regime fiscale?

Parlando del trust che applicazioni pratiche può avere ?

Spesso può essere conveniente, anziché costituire società commerciali di diritto estero o trasferire a fiduciari i propri beni, creare un trust al fine di tutelare l’integrità del patrimonio familiare, in modo che possa non essere coinvolto dalle vicende imprenditoriali o familiari, anche al fine di tutelare minori ed incapaci; altre volte può servire per garantire il passaggio generazionale dell’azienda e riservarla all’erede più capace; in altri casi si vuole, semplicemente, garantire una certa riservatezza sul proprio patrimonio.
Scopo quest’ultimo che in verità vuole nascondere, spesso, i beni agli occhi del redditometro fiscale, che, tra l’altro, sono stati resi più attenti e invasivi nell’ultima circolare dell’agenzia delle Entrate.

Ritornando al tema della fiscalità internazionale ci potrebbe indicare un esempio di lecito risparmio d’imposta?

Spostandoci nel campo immobiliare, settore di traino dell’intera economia nazionale, l’inasprimento della fiscalità immobiliare e, dunque, l’elevato costo fiscale gravante sulle compravendite immobiliari, sta comportando l’ideazione di pratiche alternative all’acquisto diretto dell’immobile da parte di persone fisiche o società, che di fatto eludono l’imposta sui trasferimenti.
Ad esempio acquistare la seconda casa intestandola ad una società di diritto straniero nel quale vige l’esenzione sulle cessione delle partecipazioni, consente di ritrasferirla cedendo le azioni senza versare alcuna imposta sul trasferimento, in quanto, almeno sulla carta, l‘immobile non cambia proprietario.
Concludo, però, con una raccomandazione, che è quella di affidarsi sempre ad esperti della materia che siano in grado di valutare caso per caso le opportunità offerte dalle legislazioni dei diversi Stati e che siano disponibili ad assistere i clienti in tutte le fasi di sviluppo del business.

L'Avvocato Massimo Giuliano è reperibile all'indirizzo internet: http://www.giulianoedigravio.it/